L’ultimo sogno di Andrea Pininfarina: l’auto elettrica

19/08/2008 - Nicola Ventura

    Emissioni zero, nessun rumore e un costo d’esercizio quasi irrisorio. L’auto elettrica, quella che si ricarica semplicemente inserendo una spina in una normale presa di corrente, è la soluzione ideale ai problemi legati alla mobilità e all’inquinamento delle aree urbane. Almeno sulla carta. Perché in pratica è ancora una chimera.

    Negli anni Novanta le case automobilistiche che si sono avventurate su questo terreno, come Fiat e General Motors, hanno pagato lo scotto con insuccessi commerciali clamorosi e buchi nei bilanci. Ora che il petrolio sembra essere indirizzato verso quota 200 dollari al barile e le norme contro l’inquinamento diventano sempre più stringenti, ci stanno tutti riprovando. Ma in prima fila all’appuntamento con un’auto elettrica che potrebbe funzionare davvero non ci saranno i grandi marchi del settore, ma un outsider. In verità erano due.

    Una strana coppia formata da Andrea Pininfarina, 51 anni, piemontese doc, ultima generazione di una famiglia di carrozzieri, famosi nel mondo per il design e produttori di auto per conto di Alfa Romeo, Ford e Volvo. E Vincent Bolloré, che in Italia è conosciuto soprattutto per essere un finanziere, amico del presidente transalpino Nicolas Sarkozy, con un posto di primo piano nel salotto di Mediobanca, ma con alle spalle un gruppo da 6 miliardi di euro che impiega 32 mila addetti. Insieme, nel dicembre scorso, avevano annunciato un investimento di 10 milioni di euro per la produzione di un’auto elettrica che avrà le rivoluzionarie batterie al lithium metal polymere sviluppate dal gruppo francese, il design, la meccanica e il marchio di Pininfarina. Ora Andrea Pininfarina non c’è più. Ecco le sue parole. “Lo stile lo abbiamo già definito e vedrete come sarà fatta al prossimo Salone dell’auto di Parigi ai primi d’ottobre quando la mostreremo in anteprima mondiale”.

    Com’è nato il sodalizio con Bolloré?
    Il rapporto risale al 2003. Bolloré era uno dei clienti che si serviva della nostra controllata francese Matra automobile engineering.
    Per l’auto elettrica?
    Sì, abbiamo lavorato insieme sulla Blu car, il primo prototipo presentato dal gruppo Bolloré.
    E il salto da fornitore di servizi a partner industriale?
    Nel 2005 ci siamo incontrati e abbiamo cominciato a parlarne per valutare il progetto.
    Cioè?
    Da parte nostra abbiamo cercato di capire le prestazioni delle batterie e che tipo di vantaggio competitivo ci potevano dare.
    Così avete perso un cliente e avete trovato un nuovo socio.
    Sì, abbiamo creato una nuova società posseduta dai due gruppi con quote uguali per realizzare la vettura elettrica. Che avrà il nostro marchio.
    Dove la produrrete?
    In uno degli stabilimenti di Pininfarina in Italia.
    Quando?
    Per la produzione e la commercializzazione bisognerà aspettare la fine del 2010.
    Un’eternità…
    Fare un’auto è una cosa seria, specie se si tratta di un prodotto innovativo come quello che metteremo sul mercato.
    Immagino che i problemi non siano pochi.
    Immagina bene. E se ci pensa è un time to market straordinario. Stiamo studiando ogni singola parte dell’auto. Solo per fare alcuni esempi, il sistema di trazione, il motore, l’elettronica di gestione sono nuovi. Poi ci dovranno essere tutte le omologazioni, le validazioni, i test. E l’industrializzazione del progetto.
    E lo stile?
    Quello è definito.
    E come sarà?
    Riprenderà i temi sviluppati dalla nostra ultima concept car, Sintesi. Avrà degli sbalzi ridotti, un passo lungo e grande abitabilità. Poiché non sono necessari alcuni organi meccanici come il cambio, il motore è molto più piccolo di quello a combustione interna e le batterie hanno una forma piatta che ci permette di posizionarle al centro della vettura e nella parte bassa. L’equilibrio dei pesi e il baricentro basso daranno all’auto una grande guidabilità.
    Pininfarina è responsabile di tutto il progetto, mentre il gruppo francese ci mette solo le batterie.
    Ma è proprio la batteria il cuore del progetto. Per almeno due motivi.
    Quali?
    Perché quella del lithium metal polymere è una tecnologia di proprietà del gruppo Bolloré che ci dà le migliori prestazioni possibili oggi in termini di autonomia.
    Poi?
    Una società paritetica ci assicura le forniture, anche se arrivassero delle richieste di batterie da altri costruttori.
    I big del settore non la preoccupano?
    No, perché da una parte sono convinto che punteranno sui veicoli ibridi e dall’altra arriveranno sul mercato dell’auto elettrica pura utilizzando i modelli che hanno già in produzione.
    Con quali conseguenze?
    Per trovare posto alle batterie dovranno sacrificare il bagagliaio, l’abitacolo o l’equilibrio dei pesi. Noi non lo faremo.
    E i prezzi della Pininfarina elettrica?
    Se anche lo sapessi non glielo direi. Ma posso dirle che avremo un posizionamento premium: il prezzo non sarà basso.
    Come commercializzerete l’auto? Avrete una vostra rete di concessionari?
    È una delle cose che stiamo definendo. Non avremo una rete capillare. Vogliamo essere presenti nei grandi centri urbani dell’Europa e degli Stati Uniti perché il nostro cliente tipo vive nelle metropoli e vuole un’auto compatta che possa ospitare quattro persone. L’autonomia di 250 chilometri che assicurano le batterie lithium metal polymere è perfetta per fare quei due o tre spostamenti al giorno che tutti gli studi ci dicono fa questo tipo di automobilista.
    E le ricariche saranno un problema?
    Basta una presa di corrente e in cinque ore la batteria sarà di nuovo carica. Oppure in soli cinque minuti si ottiene un’autonomia di 25 chilometri, più che sufficienti per tornare a casa.
    E se non si diffonderanno le colonnine pubbliche?
    Ci dispiacerà, ma non cambierò i nostri progetti perché il posizionamento nel segmento premium ci consente di essere certi che i nostri clienti abbiano un garage per alloggiare l’auto di notte e ricaricare la batterie.
    Quanto costerà un pieno?
    Dipende dal paese e dal fornitore di energia elettrica. In Francia hanno calcolato che i costi sono circa un decimo di quelli delle auto tradizionali.
    E una batteria? Si parla di cifre superiori ai 6 mila euro.
    Non glielo posso dire. Non mi faccia litigare con il mio partner…
    Cambiamo argomento allora. In California alcune nuove aziende del settore hanno presentato modelli di auto elettriche che assicurano prestazioni straordinarie. Non la spaventano?
    Non mi sembra che abbiano un approccio serio al mercato.
    Ma assicurano di poter arrivare da zero a 100 chilometri all’ora in meno di 4 secondi. E su YouTube ci sono filmati in cui stracciano Ferrari e Porsche.
    Mi costringe a tirare fuori l’ingegnere che è in me. Il motore elettrico ha uno spunto e un’accelerazione notevole. Certo, su un tratto breve, qualche centinaio di metri, può battere anche una Ferrari, ma poi si ferma e ha bisogno di essere ricaricato.
    Pininfarina ha disegnato per Maranello sia la F430 che la 599. Continuerete a lavorare con loro?
    Certo e vogliamo anche continuare la nostra attività di terzisti per disegnare e produrre auto per altre case automobilistiche. Ma le attività legate alla nostra auto elettrica ci permetteranno di essere più selettivi nelle scelte.
    E con Tata? I rapporti si stanno stringendo?
    Entro la fine di quest’anno contiamo di aprire a Pune, in India, un centro ricerca, design ed engineering per lavorare insieme.
    Mi riferivo al prossimo aumento di capitale della Pininfarina.
    È confermato l’interesse di Tata di sottoscrivere una quota dei diritti di opzione, come del resto anche quello di Bolloré, Piero Ferrari, Alberto Bombassei e della famiglia Marsiaj.

    Fonte: http://blog.panorama.it