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Jeremy Rifkin: "In 25 anni l'Europa dirà addio al petrolio"


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Nicola Ventura

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<div style="text-align: justify;"><img hspace="5" height="100" align="left" width="100" vspace="5" src="http://www.ecomotori...emy_rifkin.jpg" alt="Jeremy Rifkin" />Il petrolio? Ormai ha gli anni contati. Soprattutto in Europa. Tra 25 anni nell’Unione europea l’energia rinnovabile sarà la fonte energetica più importante anche di petrolio e gas». Parla come un fiume in piena Jeremy Rifkin, 65 anni, il teorico dell’economia all’idrogeno. Presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, l’economista americano ieri a Cortona (Arezzo), alla Summer School del Partito democratico, è stato accolto con entusiasmo da Walter Veltroni e dai giovani del Pd.<br />
<br />
<strong>Professor Rifkin, il numero uno dell’Eni, Paolo Scaroni dice che il prezzo del greggio potrebbe scendere a 75 dollari al barile, che ci sono riserve per 80 anni e che le rinnovabili sono lontane dal soddisfare il nostro fabbisogno. Che ne pensa?</strong><br />
«L’economia sta rallentando, i consumi frenano e anche il petrolio ora continuerà a scendere. Ma sull’energia rinnovabile, cioè la solare, l’eolica, le biomasse e l’idrogeno, sono ottimista». <br />
<br />
<strong>Qualche numero sul settore?</strong><br />
«Le fonti rinnovabili danno lavoro già a 2 milioni di persone nel mondo e gli investimenti a livello planetario sono saliti a 148 miliardi di dollari nel 2007, con una crescita straordinaria del 60% rispetto al 2006». <br />
<br />
<strong>E le previsioni cosa indicano per i prossimi anni?</strong><br />
«Entro il 2020 gli investimenti balzeranno a 250 milioni per arrivare a 460 entro il 2030».<br />
<br />
<strong>Perché pensa che l’Europa sia più avanti degli Stati Uniti con le energie rinnovabili?</strong><br />
«Intanto perché nel Vecchio Continente c’è una chiara volontà politica. L’Unione europea ha dato mandato agli Stati membri di portare le fonti rinnovabili a una quota del 20% dell’energia totale e di ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica». <br />
<br />
<strong>Ma sono un business redditizio?</strong><br />
«Direi proprio di sì, tenga conto che in Eurolandia l’energia pulita ha generato nel 2005 8,9 miliardi di profitti e si stima che nel 2010 saliranno a 14,5 miliardi. Un forte sostegno arriva, poi, dalla Banca europea degli investimenti che ogni anno destina al settore 800 milioni».<br />
<br />
<strong>E l’Italia come sta andando in questo settore?</strong><br />
«Si sta muovendo bene per cogliere questa grande opportunità. L’Italia è ricca di fonti rinnovabile, non lo chiamate il Paese del sole? Ma può fare di più».<br />
<br />
<strong>Cosa per esempio?</strong><br />
«Occorrono più investimenti per sviluppare le tecnologie legate all’energia pulita. Credo che l’Italia debba fare più sistema. Intendo dire che i leader dell’industria delle fonti rinnovabili, delle costruzioni, dell’informatica, della logistica e dei trasporti devono riunirsi attorno a un tavolo per discutere e creare iniziative per fare decollare questa nuova energia che aprirà le porte a quella che io chiamo la terza rivoluzione industriale».</div>
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<a href="http://www.lastampa....ata.asp">Fonte: http://www.lastampa.it</a><br type="_moz" /><br />
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