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Marchionne: auto ibrida entro dieci anni per combattere l'inquinamento


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Nicola Ventura

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<div align="justify"><img src="images/stories/varie/marchi/logofiat150.jpg" alt="Fiat" hspace="5" vspace="5" width="130" height="130" align="left" />TRENTO – Il petrolio? Può arrivare a 200 dollari al barile. Ma per l'auto ibrida bisognerà aspettare ancora 10 anni e 30 per quella a idrogeno. Metti una sera al Teatro Sociale di Trento il "precario" in Fiat Sergio Marchionne (così si è autodefinito lui stesso, «perché la maggior parte del mio reddito è variabile, quindi senza risultati porto a casa zero») a rispondere alle domande del direttore del "Sole 24 Ore" Ferruccio de Bortoli. Fuori dal teatro, in attesa dell'evento che ha chiuso la penultima giornata del Festival dell'Economia domenica 1 giugno, si era formata una fila lunga più di un centinaio di metri.</div><br /><br /><p align="justify">Mentre stava per iniziare l'incontro pubblico con l'amministratore delegato della Fiat, che vestiva l'ormai classico maglioncino blu, dedicato a "L'impresa e le sfide del futuro", in sala c'è stato un «fuori programma»: un sindacalista della Cgil ha preso la parola dalla platea, per attirare l'attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, accusando «le aziende, e in particolare Confindustria, di ambiguità». ll sindacalista ha anche chiesto che venga dato più spazio ai temi del lavoro al Festival dell'Economia. <br /> <br />«La Fiat di oggi è in linea con quello che chiedeva il sindacalista – ha risposto Marchionne in apertura – ma abbiamo avuto incidenti inaspettati. La maggior parte di essi potrebbe essere evitata rimanendo fedeli al sistema di regole presenti all'interno dell'azienda. Il nostro impegno è nel continuare l'educazione dei nostri». Il dibattito, guidato da Ferruccio de Bortoli, è decollato con una serie di domande sulla crisi finanziaria e i rischi dei mutui "subprime" per arrivare a un veloce excursus sull'auto del futuro: «L'ibrida fra dieci anni, quella ad idrogeno fra trenta, perché ci sono da superare enormi problemi infrastrutturali, anche se il pericolo ambientale è gravissimo, il che giustifica la ricerca che si sta facendo sull'impiego di biocarburanti». Peraltro «il discorso energetico non è stato ancora analizzato bene» e in Italia «non ci sono condizioni per creare una rete di distribuzione». <br />«Abbiamo comunque – ha proseguito – un problema di CO2 che non è solo europeo ma mondiale. Non è soltanto l'auto che crea inquinamento ma - ha concluso - ne fa parte».<br /> <br /> <span style="font-weight: bold">In Italia situazione diversa da regione a regione</span> <br />In quanto all'Italia, la situazione è troppo diversa da regione a regione. «Sono appena stato a Pescara, dove abbiamo uno stabilimento assieme alla Peugeot, che ha lavorato per quattro mesi di fila, domeniche comprese. Siamo passati da una produzione di 4mila auto a 7mila. Non è che l'Italia non sia capace di fare certe cose, ma a Termini Imerese, ad esempio, abbiamo cercato un accordo con tutti gli attori, per espandere la produzione, passando da 90mila a 200mila auto. Non ci siamo riusciti. Se il sistema, per ragioni di potere o conservazione dei ruoli, mette tutti gli ostacoli possibili, la multinazionale si sposta, perché il mercato non aspetta». <br />« Ci sono troppi problemi da superare, accordi da fare. Abbiamo cercato un accordo sindacale per mesi, in Piemonte. Impossibile. Siamo venuti a Verona, abbiamo fatto l'accordo con la Provincia. Parliamo di una fabbrica che passerà da 400 a mille posti di lavoro. I 400 pian piano andranno in pensione, mille saranno i posti di lavoro nuovi creati. A Verona le cose si fanno, a Torino no. Questa è l'Italia. Una realtà molto disomogenea». Comunque «nel 2007 la Fiat ha assunto 6.400 persone in Italia, 30mila in tutto il mondo ed ha convertito 2mila persone da precarie a tempo indeterminato»<br /> <br /> <span style="font-weight: bold">Giovani talenti da formare in azienda</span> <br />A margine del dibattito, l'ad della Fiat ha risposto anche a un paio di domande del "Sole 24 Ore.com": per Sergio Marchionne il ruolo del sindacato è «utile» ma per il dialogo con le aziende «ci sono strumenti antiquati. Parlo di un'azienda – ha spiegato – che deve creare le condizioni per la competitività, mentre qui si parla di mantenere accordi firmati nel 1993, quando la situazione dei mercati era completamente diversa da oggi». <br />In tema di precarietà, «reclamare che solo l'industria si assuma la responsabilità, non è un discorso che possa andare avanti. Va protetto il lavoratore, creando strutture sociali e infrastrutture per gestirla». Per Sergio Marchionne i giovani escono dal mondo delle università e dei politecnici sono «convinti di sapere tutto (e lo ero anch'io alla loro età» ma «il mondo dell'industria è completamente diverso: il mio lavoro – ha ricordato – è quello di affinare talenti giovani, e di cercare nei dirigenti la capacità di guidare il cambiamento.». <br /> <br /> <span style="font-weight: bold">Petrolio a 200 dollari? C'è il potenziale</span> <br />Passando ai temi dell'economia internazionale, per Sergio Marchionne «c'è il potenziale per cui il petrolio vada a 200 euro al barile», aggiungendo che, sul tema dei biocarburanti «è insensato usare prodotti che servono a sfamare mondo» e precisando che «è importante selezionare prodotti che possano dare un risultato positivo. Ad esempio – ha spiegato – il Brasile è capace di fare tre raccolti l'anno di canna da zucchero. È quel tipo di sviluppo – ha precisato – che va incoraggiato». Sergio Marchionne, in risposta a un'altra domanda di de Bortoli, ha detto che preferirebbe investire in Russia e non in Cina, dove «si stanno creando gli stessi problemi di burocrazia che in Italia». «Per il ribasso del dollaro – ha specificato – stiamo arrivando ai limiti del possibile. Questo non significa che non meriti un valore più basso perchè quella americana – ha sostenuto – negli ultimi sette-otto anni è stata un'amministrazione non da testo di economia pura: "criminale"» ha perfino detto.</p><p align="justify">Gran parte del problema dei mutui subprime, per l'amministratore delegato di Fiat, è stato smaltito, «la maggior parte di quel risanamento è stato concluso». Solo Ubs, di cui Marchionne è vice presidente, «da sola ha ricacciato 28 milioni di franchi svizzeri». Condivide Marchione quanto affermato da Guido Rossi, presente in sala al Teatro Sociale di Trento: «La realtà finanziaria è molto più complessa del subprime: non voglio terrorizzare nessuno, ma servono regole ben chiare sui bilanci delle banche».</p><p><span class="info">Fonte: http://www.ilsole24o...4ore.com</span> </p><br />
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