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L´idrometano è pronto, la motorizzazione no


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Nicola Ventura

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<div align="justify"><img style="margin: 5px; float: left;" src="images/stories/redazione/generiche/Ecocarburanti/Metano_Idrogeno.jpg" alt="Metano_Idrogeno" height="100" width="100" /></div>
<div align="justify">LIVORNO. L’idrometano potrebbe essere erogato sulle più moderne auto a metano fin dal prossimo mese di giugno e consiste di una miscela di metano e di idrogeno al 20% o 30%. Potrebbe, nel senso che la tecnologia è pronta e sperimentata così come sono autorizzati e già pronti almeno due distributori Agip (Roma Magliana e Grecciano sulla superstrada Livorno-Firenze), ma manca l’autorizzazione da parte della motorizzazione, che da oltre una anno nicchia sul via libera per targare auto che possano circolare a idrogeno, seppur miscelato a metano.</div>
<br /><br />
<p align="justify">La classica storia all’italiana la racconta Iginio Benedetti, socio fondatore della Ilt-Piel di Ponsacco, che da anni porta avanti diversi progetti sul fronte dell’idrogeno, supportato dalla Regione Toscana (che ha investito diversi soldi nel progetto Filiera idrogeno), dalla Piaggio di Pontedera, e da Eni che proprio nel cuore della Toscana ha realizzato il primo distributore di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili (tre pale eoliche e da un campo fotovoltaico sul tetto del distributore Agip).<br /> Pieno a idrogeno che però finora hanno potuto fare solo una ventina di veicoli sperimentali prodotti dalla Ilt, che ha adattato i motori a metano di alcune Fiat (Multipla, Doblò, Panda) e Mercedes. <br /><br /> «Per l’idrometano invece non c’è bisogno di alcun investimento – spiega Benedetti – perché gli erogatori del metano possono già oggi ospitare la giusta percentuale di idrogeno e le auto a metano comprate negli ultimi due anni possono tranquillamente viaggiare a idrometano senza alcuna modifica. L’unica cosa da fare è l’autoproduzione di idrogeno, visto che il risparmio in termini di Co2 emessa dalle auto sarebbe vanificato se a portare l’idrogeno ai distributori fossero camion carichi di bombole».<br /><br />Qual è la soluzione tecnica?<br /> «Per esempio quella adottata dalla stazione di rifornimento Agip di Grecciano, sulla strada di grande comunicazione Livorno-Firenze: tre pale eoliche e il tetto completamente ricoperto di pannelli fotovoltaici producono l’idrogeno necessario. Un’altra soluzione sono gli idrogenodotti, come quello che la Regione Toscana ha inaugurato pochi giorni fa ad Arezzo».<br /><br />Perché proprio l’idrometano? Non sarebbe meglio concentrarsi sull’idrogeno?<br /> «La ricerca sull’idrogeno va avanti, ma secondo me l’Eni ha fatto una scelta giusta: siccome l’idrogeno non potrà essere utilizzato nel breve periodo, ha deciso di spingere l’idrometano, una tecnologia invece già matura e che se sfruttata bene consentirebbe di essere in regola con i parametri Kyoto fino al 2020, visto che l’abbattimento delle emissioni di co2 per ogni veicolo è compreso tra il 20% e 30%. Creare la rete consentirebbe inoltre di avere già un solido punto di partenza per poter sfruttare l’idrogeno quando sarà conveniente farlo».<br /><br />Cos è allora che ostacola la diffusione dell’idrometano?<br /> «Il decreto legge del 13 settembre autorizza la costruzione di distributori di metano. Da allora una commissione ministeriale alla quale partecipano anche professori dell’università di Pisa, tecnici ed esperti ha lavorato fino a predisporre una proposta di legge per poter autorizzare i veicoli a viaggiare per mezzo dell’idrogeno. Ebbene da almeno un anno quella proposta di legge è bloccata dalla motorizzazione civile che accampa ogni volta storie diverse circa la necessità di attendere un parere da Bruxelles. Se in Italia per ottenere una firma servono le Iene come ha di mostrato il caso dei 25 filobus di Rimini allora siamo proprio messi male». <br /><br />Il fatto che in Italia ancora non si riesca neppure a dare la possibilità di erogare il metano in modalità self service, come avviene in altri Paesi Europei, non fa ben sperare neppure per l’idrometano.<br /> «Questa è una follia tutta italiana, spiegabile solo in parte con le opposizioni da parte delle lobbies petrolifere: pensi che ho assistito a una discussione accesa tra il presidente della società che in Italia costruisce i distributori di metano e il presidente di Federmetano, che incredibilmente sosteneva che di distributori di metano ce ne sono anche troppi per le macchine in circolazioni, come se non fosse evidente che aumentando i punti di erogazioni aumenterebbe anche le macchine a metano, (che guarda caso sono molte di più in regioni abbastanza coperte come Emilia Romagna e Marche, e sono pochissime nel meridione d’Italia dove i distributori sono poche decine da Roma in giù, ndr)». <br /><br />Il nuovo governo che posizioni avrà su questi temi?<br /> «Francamente non lo. A Questo progetto ha creduto moltissimo fin dall’inizio il presidente della Toscana Claudio Martini, che anche pochi giorni fa all’inaugurazione dell’idrogenodotto di Arezzo ha ribadito l’impegno per creare una rete di distribuzione dell’idrogeno e per premere l’autorizzazione a circolare a idrogeno. Ma le dico che anche l’attuale ministro delle infrastrutture Altero Matteoli all’inizio fu molto entusiasta dei questo progetto e quindi spero non abbia cambiato idea. Così come recentemente Vendola e Pecoraro Scanio hanno annunciato l’apertura di un distributore di idrogeno in ognuna delle cinque province pugliesi. Poi cosa si farà in concreto per passare dalle parole ai fatti è tutto da dimostrare».</p>
<p><span class="info">Fonte: http://www.greenrepo...t</span></p><br />
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