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Biocarburanti: si allungano i tempi


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Nicola Ventura

Nicola Ventura

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<div align="justify">ROMA, - Si allungano i tempi per l'obbligo per i produttori di carburanti di immettere al consumo biocarburanti di origine agricola in una percentuale che, dal 1/o gennaio 2007, doveva essere dell'1% per poi raddoppiare dal 1/o gennaio 2008. La predisposizione dei decreti attuativi di questa normativa era stata portata a termine dopo un lunghissimo confronto con le parti interessate e innumerevoli aggiustamenti.</div><br /><br /><div align="justify">La pubblicazione sulla ''Gazzetta Ufficiale'' era data ormai per imminente. Ma il Consiglio di Stato ha sospeso il parere sui due provvedimenti, richiedendo ''ulteriori approfondimenti''. Nel mirino del Consiglio di Stato e' finito, in particolare, l'art. 5 del decreto emanato dal ministero delle Politiche Agricole, relativo ai Certificati Verdi. <br /><br /> Tale articolo, si legge nella motivazione adottata dal Consiglio di Stato ''attribuisce al prodotto, come individuato a norma del citato art.3, un valore diverso calcolato in 10 Gcal, corrispondente ad un certificato, per il prodotto non derivante da intese di filiere, contratto quadro o contratti assimilati e in 8 Gcal, corrispondente ad un certificato, per il prodotto derivante da intese di filiere, contratto quadro o contratti assimilati. Da tale differenziazione di calcolo consegue che i soggetti obbligati che immettono al consumo biocarburanti o altri carburanti rinnovabili derivanti da intese di filiere, contratto quadro o contratti assimilati sono tenuti a conferire un quantitativo inferiore del 20% rispetto agli operatori che immettono biocarburanti o carburanti rinnovabili non derivanti da intese di filiere, contratto quadro o assimilati, stante il diverso valore ascritto a tali prodotti per il conseguimento di un certificato''. Tale diversificazione porterebbe dunque, secondo il Consiglio di Stato, ad una discriminazione tra prodotti derivanti da intese di filiere o da contratto quadro e assimilati e prodotti non derivanti da tali intese, assegnando ai primi un maggior valore per certificato rispetto ai secondi, violando in tal modo normativa comunitaria e, in particolare l'articolo 28 del Trattato.</div><div align="justify">&nbsp;</div><div class="info" align="justify">Fonte: www.ansa.it&nbsp;</div><br />
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