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Texa scommette sull'auto a idrogeno


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Nicola Ventura

Nicola Ventura

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<div align="justify"><strong>TREVISO. </strong>Vendere tecnologia italiana all’estero, anche se made in Nordest, non è semplice. Soprattutto se i competitor sono multinazionali come Bosch e Spx Corporation. «Purtroppo, come Paese, non godiamo di molta credibilità in questo settore» sottolinea Bruno Vianello, presidente e fondatore, insieme a Manuele Cavalli, di Texa. Azienda che, partendo 15 anni fa dalla provincia di Treviso, dall’export di diagnostici per il settore automotive ricava oggi poco meno di 32 milioni su un fatturato totale di 50 milioni.</div><br /><br /><p align="justify">Una storia, quella di Texa, fatta di intuito (Vianello e Cavalli partirono da una filiale dell’Alfa Romeo) e crescita tumultuosa (nel 2000 il fatturato era di 7,5 milioni), pronta ad essere arricchita. «Abbiamo siglato un accordo con Banca Agrileasing per un leasing immobiliare di 30 milioni - spiega Vianello -. Il progetto prevede l’ampliamento dello stabilimento di Monastier: i nuovi 23 mila metri quadrati sorgeranno a fianco dell’attuale sede. La costruzione sarà completata nel 2009 e risponderà alla necessità di una crescente richiesta di strumenti di diagnosi e allo sviluppo di un nuovo ramo d’impresa dedicato alle energie alternative».<br />Oltre al business storico - rappresentato dagli strumenti di diagnosi per auto, moto e camion destinati alle officine meccaniche - Texa sta seguendo, infatti, la strada della diversificazione. Il primo filone è quello che in Texa sintetizzano con «l’automobile in rete» e ruota attorno a una centralina in grado di svolgere una diagnosi completa dell’auto onboard e di dialogare con l’officina di fiducia, ma non solo. Un esempio? Se la batteria dell’auto si sta scaricando il sistema è in grado di inviare un sms di avviso al proprietario. Ma ancora, in caso di guasto, il meccanico potrà rintracciare la causa a distanza, grazie alla centralina installata nell’auto.<br />Tutta tecnologia progettata, industrializzata e costruita a Monastier che, dal prossimo anno, sarà in commercio con il nome di Texa Mobile Diagnostic (Tmd). «La centralina garantisce anche importanti plus sul fronte della sicurezza - spiega Vianello -. Il sistema, infatti, sarà in grado di accorgersi se il mezzo ha avuto un incidente, calcolare la forza dell’impatto e allertare automaticamente i soccorsi indicando la posizione». Il dispositivo, che potrebbe essere montato di serie su veicoli di case automobilistiche con le quali sono in corso trattative, sfrutta la rete cellulare Gprs o, in caso di assenza di segnale, i canali di comunicazione satellitari.<br />Il progetto che vale il futuro di Texa (ma non solo) è, però, sul fronte delle motorizzazioni a idrogeno. Questo il secondo filone della diversificazione, per il quale ci sono accordi in corso con università venete. «Abbiamo già dei progetti avviati e dei brevetti in corso - dice il presidente -. Lavorare per lasciare un mondo migliore ai nostri figli, credo sia, oltre a una bellissima sfida, anche un dovere morale». Partita con 10 dipendenti, Texa oggi conta, tra sede centrale e cinque filiali estere (prossime aperture in Polonia e Russia), 333 addetti: l’età media è di 32 anni e i laureati sono il 45%, tra cui i 90 ingegneri impegnati nel settore ricerca e sviluppo sul quale viene investito il 12% del fatturato. «Ma la vera difficoltà è trovare teste pensanti» chiosa Vianello.<br />Il Nordest, si sa, è vissuto di stereotipi. Alcuni falsi, altri meno. L’azienda familiare si evolve in azienda famiglia: nel nuovo complesso Texa sono previsti un centro sportivo, una sala relax e un asilo nido. Ma anche una laguna artificiale (Venezia style) e un osservatorio, dal quale gli ospiti potranno ammirare le Alpi e il campanile di San Marco. Il binomio genio e sregolatezza, a quanto pare, non è solo frutto di semplificazioni giornalistiche.</p><p><span class="info">Fonte: http://espresso.repu...</span> </p><br />
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