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Antitrust bacchetta Regioni su obbligo di metano e gpl nella rete di distribuzione


distributore_gplUn invito per Regioni e Province autonome a recepire le modifiche liberalizzatrici in materia di accesso all’attività di distribuzione di carburanti in rete formulata nella legge 133 del 2008.

E a riconoscere una serie di meccanismi che siano in grado di evitare una “grave disparità di trattamento” e quindi costi più alti per i nuovi entranti rispetto agli operatori già presenti sul mercato. Sono alcune delle osservazioni formulate dall’Authority Antitrust e contenute nell’ultimo bollettino dell’organismo indipendente, in merito alla legge approvata lo scorso anno che elimina le barriere all’accesso di nuovi operatori nel mercato della vendita di carburanti che stabilisce, tra le altre cose, il rilascio di un’autorizzazione per l’apertura di un nuovo impianto non subordinata alla chiusura di impianti esistenti né al rispetto di vincoli relativi a contingentamenti numerici, a distanze minime tra impianti e tra impianti ed esercizi o a superfici minime commerciali. E che garantiscono anche la diffusione dei carburanti ecocompatibili, tanto da avere, riconosce l’Authority, indotto alcune regioni ad adottare “disposizioni volte alla promozione dell’uso di carburanti di minor impatto ambientale quali il GPL e il gas metano”. In particolare, le nuove normative di Piemonte Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sicilia ed Emilia Romagna hanno previsto che nessun nuovo punto vendita di carburanti “possa essere autorizzato se non è dotato anche di un impianto per la somministrazione di GPL o gas metano”.

Secondo l’Antitrust però queste norme devono essere adottate, come specifica la legge, “nel rispetto dei principi di non discriminazione previsti dal comma 17”, mentre, osserva, obblighi di questo tipo sono “idonei ad accrescere significativamente i costi dei nuovi entranti, nonché a ridurre il numero dei soggetti potenzialmente disposti a svolgere questa attività, ad esempio perché accrescono le dimensioni minime richieste per i nuovi impianti riducendo il numero dei siti idonei ad ospitare i nuovi punti vendita”. L’analisi dell’Authority evidenzia che agli operatori già presenti sul mercato “non viene imposto alcun obbligo analogo” e quindi “tali previsioni determinano una grave disparità di trattamento a danno delle imprese interessate ad aprire nuovi distributori di carburante, che possono costituire delle vere e proprie barriere all’accesso a questo mercato”.  

 

Gli obiettivi di tutela dell’ambiente “pur condivisibili”, spiega l’Antitrust, vanno realizzato impiegando però “strumenti non discriminatori quali, ad esempio, la concessione di incentivi e comunque utilizzando modalità che non creino ingiustificate condizioni di favore per chi è già attivo nel settore”. D’altra parte, la stessa norma nazionale che ha liberalizzato la distribuzione carburanti, ha raccomandato “esplicitamente”, dice l’Authority, che ciò avvenisse “nel rispetto dei principi di non discriminazione”. Mentre al contrario, “le norme regionali citate, che impongono degli obblighi asimmetrici in capo ai nuovi entranti”, hanno finito per reintrodurre “quelle barriere all’accesso alla distribuzione di carburanti che la legge nazionale aveva finalmente rimosso”. Da qui l’invito dell’Autorità a Regioni e Province autonome “a recepire le modifiche liberalizzatrici senza intaccarne la portata”.

Fonte: http://www.ilvelino.it




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