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Biocarburanti: si allungano i tempi


ROMA, - Si allungano i tempi per l'obbligo   per i produttori di carburanti di immettere al consumo   biocarburanti di origine agricola in una percentuale che, dal   1/o gennaio 2007, doveva essere dell'1% per poi raddoppiare dal   1/o gennaio 2008. La predisposizione dei decreti attuativi di   questa normativa era stata portata a termine dopo un lunghissimo   confronto con le parti interessate e innumerevoli aggiustamenti.


La pubblicazione sulla ''Gazzetta Ufficiale'' era data ormai per   imminente. Ma il Consiglio di Stato ha sospeso il parere sui due   provvedimenti, richiedendo ''ulteriori approfondimenti''.    Nel mirino del Consiglio di Stato e' finito, in particolare,   l'art. 5 del decreto emanato dal ministero delle Politiche   Agricole, relativo ai Certificati Verdi.

Tale articolo, si legge   nella motivazione adottata dal Consiglio di Stato ''attribuisce   al prodotto, come individuato a norma del citato art.3, un   valore diverso calcolato in 10 Gcal, corrispondente ad un   certificato, per il prodotto non derivante da intese di filiere,   contratto quadro o contratti assimilati e in 8 Gcal,   corrispondente ad un certificato, per il prodotto derivante da   intese di filiere, contratto quadro o contratti assimilati. Da   tale differenziazione di calcolo consegue che i soggetti   obbligati che immettono al consumo biocarburanti o altri   carburanti rinnovabili derivanti da intese di filiere, contratto   quadro o contratti assimilati sono tenuti a conferire un   quantitativo inferiore del 20% rispetto agli operatori che   immettono biocarburanti o carburanti rinnovabili non derivanti   da intese di filiere, contratto quadro o assimilati, stante il   diverso valore ascritto a tali prodotti per il conseguimento di   un certificato''. Tale diversificazione porterebbe dunque,   secondo il Consiglio di Stato, ad una discriminazione tra   prodotti derivanti da intese di filiere o da contratto quadro e   assimilati e prodotti non derivanti da tali intese, assegnando   ai primi un maggior valore per certificato rispetto ai secondi,   violando in tal modo normativa comunitaria e, in particolare   l'articolo 28 del Trattato.
 
Fonte: www.ansa.it 



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