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dicembre 2016

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Merate (LC): la Punto a metano del Comune va... a benzina!


punto_classic_natural_power_600È stata acquistata un paio di anni fa, approfittando di incentivi regionali e di contributi riservati agli enti locali, ma di strada la Fiat Punto a metano in dotazione ai messi notificatori comunali di Merate ne ha macinata veramente poca, almeno con l’alimentazione a gas.

Di distributori a a metano in provincia non ne esiste nemmeno uno.

Un paradosso, visto che la “Migas”, una delle uniche due aziende italiane che produce gli erogatori, ha sede proprio in città. Un impianto in realtà esisterebbe anche, a Suello, ma per problemi burocratici non è mai entrato in funzione.

Il distributore più vicino rimane così quello di Suisio, nella Bergamsca, a una ventina di chilometri di distanza. Di mezzo però scorre l’Adda e c’è da superare il ponte di Paderno. Il che significa traffico, code e un viaggio di tre quarti d’ora, troppo per un pieno, perché i contribuenti non apprezzerebbero che i dipendenti municipali trascorrano il tempo a fare avanti e indietro dalle stazioni di servizio.

Così quella che doveva essere una bella iniziativa, un modo per dare l’esempio da parte dell’Amministrazione ma anche un tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica al risparmio energetico e al rispetto ambientale, si è dunque rivelata un fallimento e uno sperpero di denaro sotto diversi aspetti. Innanzitutto sono stati sfruttati finanziamenti che sarebbero potuti servire a chi li avrebbe utilizzati meglio.

Poi in termini di mancato risparmio: annualmente si spende un migliaio di euro in più di carburante rispetto a quello che invece si pagherebbe se si adoperasse l’alimentazione a metano.

A denunciare l’assurdità è Nicola Ventura, giovane brianzolo fondatore di Ecomotori.net, uno dei principali portali internet nazionali dedicato alla mobilità sostenibile. «Portafogli a parte, la cosa è ancora più grave se si considera che si sarebbe potuto evitare di disperdere in atmosfera 700 chilogrammi di anidride carbonica - spiega Ventura.

Potevano benissimo scegliere un altro veicolo più funzionale, a gpl, oppure elettrico o ibrido». In alternativa avrebbero potuto installare un impianto di rifornimento domestico con appena 3 mila euro con l’obiettivo di una graduale sostituzione o trasformazione di tutto il parco mezzi.

Ma se dal Comune almeno ci hanno provato, molti rinunciano in partenza ad acquistare un veicolo a metano proprio per l’assenza di distributori a portata di mano.

È anche per questo che nel Lecchese nel 2008 su 200 mila autovetture totali solo 300 erano a gas, una delle percentuali più basse di tutta la Lombardia insieme a Como e Sondrio. Il divario è leggermente migliorato grazie agli ultimi ecoincentivi, ma di poco.

di Daniele de Salvo - Il Giorno - su segnalazione di Ecomotori.net




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