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dicembre 2016

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Energia, Enel scommette sull'idrogeno


Renzo Busatto, direttore delle centrali Enel di Fusina-Marghera, tra un anno avrà dalla finestra del suo ufficio il panorama di Venezia oscurato dalla prima centrale elettrica a idrogeno al mondo, la cui posa della prima pietra si è svolta ieri con Fulvio Conti (ad Enel), Giancarlo Galan (presidente del Veneto), Massimo Cacciari (sindaco di Venezia), Davide Zoggia (Provincia) e Antonio Favrin (presidente dell'Unindustria). Oggi, quando va alla finestra, il direttore della centrale vede l'arco dell'etilene (capolavoro involontario di architettura industriale), un segmento di paludi, tre chilometri di laguna e - laggiù - il profilo dei campanili e delle cupole disegnato tra acqua e cielo.


Fra un anno vedrà la centrale a idrogeno, che comincerà l'avviamento nei primi mesi del 2009. Sarà il nucleo del polo veneziano dell'idrogeno, che comprende anche attività di ricerca e soprattutto l'uso di questo elemento come carburante per i motori (un distributore erogherà agli autobus dell'Actv e alle auto a gas una miscela di metano e idrogeno) e per i vaporini. Una sperimentazione targata Enel, che non si ferma qui. «Per vincere la sfida energetica - ha affermato l'ad Conti - occorre avvalersi di tutte le tecnologie disponibili, nucleare compreso. Enel ha deciso di rientrare nel settore riacquisendo le competenze necessarie per operare all'estero ed essere pronta ad un eventuale ritorno dell'atomo in Italia».
Il parco dell'idrogeno sarà completato dallo stoccaggio dell'anidride carbonica. Tra le ipotesi ci sono vecchi e piccoli giacimenti marginali di petrolio (alcuni potrebbero trovarsi nel sottosuolo dell'area veneto-adriatica) nei quali potrebbe essere iniettata anidride carbonica. Che così non andrà non andrà ad appesantire i conti dell'Enel con i costi del Protocollo di Kyoto.
Ma se l'idrogeno va avanti, l'Enel, il Comune di Venezia e la "municipalizzata" di nettezza urbana Veritas stanno impazzendo sull'inattingibile autorizzazione che potrebbe raddoppiare l'uso dei rifiuti come combustibile integrativo al carbone nella grande centrale convenzionale veneziana. Com'era accaduto per il programma di investimenti della vicina Ineos, bloccato a lungo dal ministero dell'Ambiente: senza il potenziamento dello stabilimento che produce plastica, neanche l'Enel avrebbe avuto la fornitura di idrogeno.
Il futuro impianto è il primo al mondo di dimensioni industriali (ci sono altre centrali a idrogeno, ma piccole) che usa come combustibile l'idrogeno. La capacità produttiva della turbina della General Electric mossa dall'idrogeno sarà di 12 megawatt, e altri 4 megawatt saranno ricuperati usando i fumi roventi per far bollire l'acqua e mandare nella grande centrale convenzionale il vapore ottenuto. I fumi prodotti sono acqua purissima: la combustione di ossigeno (O) e idrogeno (H) produce H2O, sotto forma di vapore.
L'idrogeno si può ottenere in mille modi. In questo caso, è stato usato l'idrogeno più facile, quello che già esce dal cracking dell'etilene della Polimeri Europa (Eni), che oggi usa quell'idrogeno come combustibile integrativo della sua centrale termica. Altro idrogeno, a bassa pressione, dovrebbe venire dagli impianti Syndial (Eni) e Ineos (il negoziato è in corso). In questi casi, l'idrogeno è un sottoprodotto di altri processi industriali, un qualcosa di troppo che disturba le normali produzioni chimiche.
La centrale costa 47 milioni. Un milione di contributo al progetto viene dato dalla Regione, che ha previsto una spesa complessiva di 4 milioni per il polo veneziano dell'idrogeno.
E i rifiuti? Oggi la centrale del polo industriale brucia insieme al carbone circa il 9% di Cdr (combustibile derivato dai rifiuti), pari al 5% in termini di potere calorifico. La spazzatura dei veneziani, 35mila tonnellate l'anno, viene usata solo in uno dei gruppi da 320 megawatt e l'Enel riceve un piccolo contributo dai "certificati verdi". Il sindaco Massimo Cacciari, l'azienda Veritas e l'Enel vorrebbero usare anche un secondo gruppo della centrale, in modo da risolvere in via definitiva il problema delle "scoasse" (immondizie) di Venezia. Ma il ministero dell'Ambiente nicchia. Ancora una volta.



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