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dicembre 2016

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Tedeschini (Quattroruote): Gpl e metano, crescita inarrestabile


distributore_gplE adesso la domanda è: fin dove può arrivare la crescita di Gpl e metano? I dati sulla vendita di auto in aprile confermano che al momento il boom di questi due tipi di alimentazione in Italia appare inarrestabile

: il Gpl ha sfondato alla grande quota 10% (un anno fa era appena al 2%), mentre il metano è al 7,2%, quota più che doppia rispetto al livello del 2008. 

Sono cifre impressionanti, che sarebbero ancora più eclatanti se la disponibilità di prodotto fosse maggiore: ormai si vendono più Fiat Punto a metano che a gasolio (6.103 contro 5.267) e ci sono utilitarie come la Chevrolet Matiz che sono richieste quasi solo in versione Gpl (3.150 in aprile), tranne qualche spicciolo a benzina. A fare le spese di questa riscossa del gas sono soprattutto le auto diesel, fino a tutto il 2007 padrone incontrastate del mercato: ad aprile solo 42 italiani su 100 hanno acquistato un'auto di questo tipo, contro i 52 di un anno fa e neppure il calo del prezzo del gasolio, ormai di poco superiore all'euro, è bastato a frenare l'emorragia.

Non a caso tra le marche più popolari soffrono soprattutto quelle che non hanno versioni a gas in gamma: basta guardare la Toyota, che chiude aprile con un calo del 50% netto, mentre vola ancora Ford (+38%), spinta dal successo di Fiesta e Ka e dalle numerose varianti a Gpl sulle sue macchine più popolari. E benissimo continua a marciare la marca che più low cost non si può, ovvero quella Dacia che aumenta del 170%, salvando il bilancio del Gruppo Renault.

Si acuisce poi la crisi tra le marche di lusso, fatta eccezione per l'Audi, cresciuta addirittura del 23% in aprile grazie al successo di A4 e Q5: BMW accusa un pesante meno 41%, mentre Mercedes scende del 36% e Jaguar del 27%. In controtendenza, tra le piccole di prestigio, si segnala la Mini, che cresce del 43% grazie a un'operazione intelligente come il lancio della supereconomica Ray.

E ora? Archiviato un primo quadrimestre meno peggiore di quanto si temesse a inizio anno (il mercato complessivo cala del 16%, da 870 a 728 mila unità) grazie al tampone degli incentivi, il resto dell'anno non si presenta sotto i migliori auspici. Soprattutto per le marche i cui modelli, nella fascia medio-alta, non godono degli aiuti statali: qui la sofferenza è tanta e coinvolge anche la rete dei rivenditori. Non a caso il presidente dei concessionari, Vincenzo Malagò, chiede di aiutare anche questa parte del mercato alleggerendo la pressione fiscale sulle auto aziendali. Richiesta ragionevole, ma al momento politicamente scorretta.



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