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dicembre 2016

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Nuove elettriche figlie dei cellulari


GINEVRA: Forse è la volta buona. Dopo aver perso agli albori del secolo scorso la sfida con il motore termico e il petrolio, oggi salito a livelli di prezzo paurosi, dopo speranze e delusioni l’auto elettrica torna in scena. E’ uno dei temi del Salone di Ginevra, sia per quello che si vede qui, dalla rinata Th!nk alla Rinspeed sQuba e alla Bolloré Bluecar II, un veicolo tipo il Fiorino, sia per quanto si prepara più o meno in segreto nel mondo. Vedi i test della Smart nell’area londinese o la recente intesa di Renault con Israele per vendere in quel Paese 10-20 mila elettriche dal 2011, vedi l’accordo tra Pininfarina e il gruppo Bolloré, ora rafforzato dai nuovi legami societari. E Google e quelli della Silicon Valley ci stanno pensando mentre è in arrivo la Mitsubishi iE.


Auto elettrica «pura», nel senso che il sistema di trazione si basa su batterie e sulla possibilità di ricarica delle stesse attraverso una presa di corrente per aumentarne l’autonomia. Nel garage di casa o alle colonnine di una rete di distributori. E’ la tecnologia plug-in, studiata anche da Toyota o Volvo e da altri costruttori su concept o vetture sperimentali. Una tecnologia che si può sposare con la sempre più diffusa soluzione dell’ibrido per potenziare la parte non termica dell’insieme e garantire una maggiore percorrenza a emissioni zero nell’uso urbano

L’industria negli ultimi decenni ha compiuto vari tentativi sulla via della trazione elettrica, come nel caso della Fiat con le Elettra, ma i risultati, persino quando si è impegnato il colosso GM, non hanno dato esiti positivi sul piano commerciale. Cos’è cambiato, allora? Spiega Andrea Pininfarina: «La tecnologia, che offre ora batterie evolute, efficienti e sicure. E poi lo scenario. Quella ecologica è una sfida con cui le Case devono confrontarsi. Le normative sulle emissioni stanno diventando sempre più severe».

In Europa, tra polemiche sui costi delle soluzioni tecniche da attuare per rispettare i parametri di legge, si fa avanti una nuova normativa che, fra l’altro, imporrà nel 2012 di scaricare nell’aria meno di 120 grammi di anidride carbonica per km. Ma, attenti, il valore non riguarda ogni singolo modello o versione bensì l’intera gamma di auto di una Casa. Una «zero» serve, eccome. «L’elettrica - sottolinea Pininfarina - non sarà mai la prima vettura per famiglia, ma servirà per muoversi in città e ai costruttori per abbassare la media delle emissioni inquinanti». Identico il parere di Carlos Ghosn: il presidente di Renault e Nissan (dalla società giapponese il concept Pivo 2) è diventato un fautore di tale tipo di trazione, che intende proporre in Francia e in Europa dal 2012 (nel 2010 in Usa con Nissan). E qui non si parla di veicoli commerciali per enti e aziende.

In fondo, è lo stesso discorso dell’auto ibrida, che permette, con qualche complicazione, di avere veicoli anche grossi e prestazionali con consumi contenuti e, quindi, emissioni modeste. Ma non a livello zero come una elettrica pura. Che deve, dovrà molto anche alle ricerche e alla diffusione dei telefonini cellulari e di altri congegni, i quali hanno permesso lo sviluppo di batterie leggere, meno costose e ingombranti, più valide (preferita la soluzione agli ioni al litio, che vede al lavoro insieme Mercedes e Bmw).

In attesa di ammirare nel 2010 la citycar Pininfarina-Bollorè (4 posti, autonomia 250 km, ricarica in 5 ore, innovative batterie Lythium Metal Polymere, 130 km/h), ecco da Ginevra un anticipo di quanto sta maturando. La piccola azienda svizzera Rinspeed stupisce con la divertente sQuba, un prototipo a forma di spider biposto capace di viaggiare su strada (velocità massima 120 km/h), di galleggiare a pelo d’acqua (6 km/h) e di immergersi fino a 10 metri di profondità (3 km/h). Il tutto grazie a tre motori elettrici con batterie al litio. Con la subacquea sQuba spicca la Th!nk (sì, con l’esclamativo), azienda norvegese nata nel 1973, abbandonata da Ford, poi lasciata e resuscitata con l’aiuto di General Electric. Due modelli da città, un programma di 10 mila unità, autonomia 250 km. Da vendere (negli Usa) a 10 mila dollari più 70 euro al mese per l’affitto delle batterie. Nuovo inizio, dunque? Probabile, se le crociate ecologiche e i prezzi del petrolio continueranno a imperversare.

Fonte: http://www.lastampa.it 




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